martedì 18 marzo 2008

Quando lo Stato smetterà di far tacere i propri eroi?


16 marzo 1978, rapimento di Aldo Moro e uccisione di 5 uomini della scorta; 16 marzo 2008, commemorazione per i trent'anni da quel tragico evento con Francesco Cossiga che si inginocchia di fronte alla lapide dei 5 uomini della scorta. Spiace vedere queste scene perché Francesco Cossiga era durante quel periodo Ministro degli Interni e non riuscì a evitare il rapimento nè la morte del Presidente della Democrazia Cristiana pur avendone i mezzi. Forse è un pentimento postumo?
Sembra che il covo della detenzione fosse dei servizi segreti italiani o fosse stato. Chiunque abbia un po' di buon senso capisce che le Br furono armate e difese per togliere di mezzo colui che avrebbe portato l'Italia verso una democrazia compiuta.
E così l'Italia si avviò verso una stagione in cui le persone migliori dello Stato furono fatte tacere: penso a Vittorio Bachelet, a Carlo Alberto Dalla Chiesa, a Giovanni Falcone a Paolo Borsellino e a molti altri. Quasi come se ci fosse un disegno che conducesse l'Italia a un tale disastro che una parte della nostra società ne ha beneficiato a discapito dell'altra (la gran parte) e così il Paese è caduto sempre più in basso in cui la moralità e la responsabilità civile sono decaduti come valori e insieme a essi sono venuti meno la famiglia, la scuola, la giustizia, la politica, la funzione educativa della società: sembra che chi è più disonesto più in alto arriva.
E allora in questo vuoto, in questa mancanza di punti riferimento e di valori forti si sente la mancanza di uomini politici come Aldo Moro, Vittorio Bachelet ed Enrico Berlinguer, di magistrati come Emilio Alessandrini, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, di giornalisti come Walter Tobagi, Giuseppe Alfano, Mauro Rostagno, Giuseppe Impastato, e come uomo di fede del Papa buono Giovanni 23. e di Paolo 6. E chissà quanti ne ho dimenticati, soprattutto tra chi ha servito lo Stato in maniera silenziosa e generosa donando la propria vita.
A noi giovani è stata consegnata questa società, con tanti interrogativi e poche certezze, in cui la precarietà è diventata la regola: possiamo farcela?

martedì 4 marzo 2008

Pensieri e tai chi


I

...curando un particolare di un movimento di tai chi si apre un mondo universale, nel senso che

hai la consapevolezza che disciplina armonica sia questa in cui corpo, mente e universo trovano

un equilibrio perfetto e non esistono più pensieri, ma benessere, armonia e piacevolezza di stare

nella propria fisicità... E tutto viene naturalmente...

II

...inizia con il piccolo ed il semplice
per conseguire il grande ed il complesso.
Tutto ciò che è complesso
ha inizio da ciò che è semplice.
Tutto ciò che è grande
si produce da ciò che è piccolo.
Così il saggio non fa nulla di grande
ma tuttavia realizza la grandezza...
(Tao-Teh-Ching, 63)