
La grande cultura acquistata durante i primi anni dell'esilio nel chiedere agli studi i mezzi di vita; l'esperienza maturatasi alle prove delle difficoltà superate nell'ufficio di biblioteca, nell'ambiente ostile a cui s'era affacciato straniero ed inerme; la stima crescente che a poco a poco, a reazione di quell'ostilità, comincia a circondarlo per le prove continue che egli sa dare di perizia, di dinamismo inventivo, di lungimirante visione dell'avvenire del duplice istituto a lui affidato, che era Biblioteca e Museo insieme, fanno concepire al Panizzi un grandioso radicale programma di rinnovamento: dalla costruzione dell'edificio, da lui stesso disegnata, al trasferimento nella nuova sede di
L'esempio del Panizzi e di non pochi altri potrebbe dimostrare che ai più grandi bibliotecari del passato non fu necessaria alcuna «scuola» teorica per la loro preparazione professionale. Li formò la Biblioteca stessa, fu loro scuola l'esempio di qualche maestro che ebbero la ventura d'incontrare e l'esercizio volenteroso, cosciente e sagace del proprio ufficio. Ma da un pezzo, più o meno dal tempo del Panizzi, anche il mondo delle biblioteche è in evoluzione e nelle più grandi specialmente, che contano i volumi a milioni, s'impone una organizzazione funzionale che non può prescindere da dettati uniformi, da studiare non solo nell'interesse delle biblioteche singole, ma anche del comune concorso al progresso del sapere universale. Quindi l'opportunità che esistano scuole preparatorie al bibliotecariato, nelle quali i due fondamentali diversi indirizzi di conservatori e di progressisti, di chartisti e di amministratori, concorrono insieme alla formazione unitaria del bibliotecario moderno.
Esistono, infatti, queste scuole, o autonome, come sono spesso negli Stati Uniti, o aggregate ad alcune Università, e sono di differenti tipi, differenti non solo da nazione a nazione, ma anche da città a città d'uno stesso Stato1. Per noi, che possediamo quasi soltanto ricche biblioteche a fondo storicoumanistico, i programmi d'insegnamento, pur con differenze tra scuola e scuola, mirano giustamente alla formazione del bibliotecario del vecchio tipo: e sarebbe inutile, almeno per ora, insegnarvi a fare il bibliotecario per biblioteche che non abbiamo (quelle, cioè, «per tutti», che noi ci illudiamo di sostituire chiacchierando di «biblioteche popolari», che neppure riusciamo a diffondere); vi s'insegnasse, per esempio, la «letteratura infantile» o la «psicologia infantile» come si fa negli Stati Uniti ed in Russia dove abbondano anche le biblioteche per ragazzi (non scolastiche, come quelle che abbiamo noi, ma pubbliche: che li attirano, cioè, invece di allontanarli); o s'insegnasse l'«orientamento dei lettori» o l'«educazione sociale» come si fa nel Giappone, ove la Biblioteca pubblica, sempre più avvicinandosi al tipo del
Ci fa dunque leggermente sorridere la concezione del bibliotecario «bibliopsicologo» ossia capace di «trasferire il centro del suo lavoro dal libro nel campo della psicologia del lettore»: e ciò non solo perchè non sapremmo dove esperimentare tale capacità; ma anche perchè possiamo arrivare sempre, per la via più diretta del comune buon senso, a capire quali sono i libri meglio adatti, a confronto di altri, alle varie clientele di lettori2.
1
2 A Losanna fu creato nel
0 commenti:
Posta un commento